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Tag Archives: solitudine cosmica

Cosmography of the Local Universe from Daniel Pomarède on Vimeo.

(via: Universe Today)

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E dopo le stelle intergalattiche, i pianeti interstellari.
Ci sono più cose in cielo…

Leggevo su Universe Today di queste presunte stelle negli aloni di materia oscura extragalattici, Dark Matter Halos May Contain Stars, e mi è tornata in mente l’emozione che provai, sarò stata alle elementari, quando scoprii per la prima volta che tutte le stelle che vedevo in cielo erano “qui vicino”, nella nostra “isola di stelle”, la galassia, e che l’universo era composto da miliardi di queste galassie, fra cui invece non c’erano affatto stelle, ma solo il vuoto più vuoto del vuoto interstellare: il vuoto intergalattico.

Ebbene, potrebbe non essere affatto così: potrebbero esserci molte stelle, nel vuoto intergalattico, solo molto più rade e dunque invisibili… se non, in qualche modo, nell’infrarosso.

Ne parla anche, in maniera molto più approfondita e contestualizzata, Michele Diodati nel suo fantastico Memoria dello Spazio, La materia oscura non è poi così oscura, dopo tutto, che conclude allo stesso modo di un commento in fondo al post Universe Today:

[…] una cosa è facile da immaginare: la sensazione di solutidine cosmica che si proverebbe a osservare il cielo notturno dalla superifcie di un ipotetico pianeta, in orbita intorno a una stella solitaria dispersa in un alone di materia oscura. Se non vi fossero lune a riflettere la luce stellare, il cielo apparirebbe a un occhio umano totalmente nero, fatta eccezione forse per qualche galassia appena visibile a occhio nudo come un indistinto bagliore lattiginoso.

Uno struggente post in Memoria dello spazio, La stella di Barnard e la solitudine cosmica, su una delle stelle note a noi più vicina, sui suoi fantomatici pianeti, ma soprattutto sull’epica missione spaziale che l’avrebbe dovuta raggiungere, Daedalus, sciagurato emblema della nostra straziante solitudine, se non eterna certamente lunga ancora molte e molte generazioni: risorse indicibili per permettere a un’astronave spropositata di accelerare fino a un ottavo della velocità della luce, e ciò nonostante dover aspettare una cinquantina di anni prima di arrivare a destinazione, senza alcun equipaggio umano a bordo, verso una destinazione la cui unica attrattiva è il suo essere vicina, e niente altro.

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