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Tag Archives: Mises Institute

Non conoscevo la McCloskey, me ne sono imbattuta per la prima volta in questo post de La teiera, “Why, Ahimè, the Usual Economics Cannot Explain the Industrial Revolution”, in cui hronir si è messo a fare il troll nei commenti.
Probabilmente me ne sarei dimenticata presto se non fosse uscito, proprio qualche giorno fa, questo Mises Daily, The Hermeneutical Invasion, in cui ripropongono un divertente pezzo di Rothbard (che aveva pubblicato sulla sua rivista, The Review of Austrian Economics, nel 1989, adattamento di un articolo che aveva inviato ad una conferenza un paio di anni prima).
Mi sono ritrovata in un pindarico viaggio fra molti di quella banda di filosofi che hronir avrebbe etichettato (genericamente, impropriamente, offensivamente) con l’espressione “idealisti tedeschi”, che Rothbard, non senza qualche analogia, etichetta invece con l’espressione “ermeneutici”, a voler cogliere entrambi, io credo, quel loro uso così, come dire, disinvolto, del linguaggio.
Una lettura gustosa, che si conclude proprio con qualche parola sul (allora era ancora Donald e non Deirdre) McCloskey, che Rothbard vede, pur concedendogli qualche simpatia, come portavoce, anche in economia, di questi… come possiamo chiamarli senza offenderli, romantici? continentali?

Normalmente, anche in ambienti austriaci, si sottolinea la stortura dell’espansione creditizia (arbitraria delle banche centrali) come una delle principali cause dei cicli di boom-bust di cui stiamo sperimentando in questi anni le conseguenze più visibili: essa infatti falsifica i segnali di necessità/scarsità normalmente veicolati dal sistema dei prezzi.
In questo articolo su Mises-Canada, Who’s Afraid of Income Inequality? (tradotto in italiano su Mises-Italia: Chi ha paura della disuguaglianza dei redditi?) si fa notare come tali storture impattino abbastanza direttamente anche un tema solitamente caro ai socialisti, le disuguaglianze di reddito: dal momento che l’immissione di nuova e fresca moneta non avviene in maniera uniforme ma ha dei precisi canali di immissione e un deflusso con i suoi tempi, le politiche inflazionistiche e di espansione del credito hanno nelle persone già ricche i privilegiati beneficiari di tali immissioni di nuova moneta.
Come al solito la vera dicotomia non dovrebbe essere fra ricchi e poveri, ma fra guadagni legittimi e illegittimi, fra una ricchezza acquisita col lavoro, da una parte, o con arbitrari privilegi dall’altra.

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