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Tag Archives: libertarismo

Un mese fa chiudevano Silk Road.
 
Questo è l’effetto sul valore del bitcoin:
Bitcoin_ago-ott-2013
 
Qualche giorno fa, in Canada, hanno aperto il primo “bancomat” per bitcoin.
 
Nel frattempo la FED continua a versare liquidità.

 

 

 

 

 

 

 


 

 


(via Bob Murphy)

Lo Stato ha semplicemente reciso il legame fra beni e servizi, da una parte, e il loro costo dall’altra. A fronte di qualsiasi problema è sufficiente pretendere, indignati, che lo Stato provveda, con uno schiocco di dita, ché altrimenti sarebbe una vergogna!
La democrazia, il meccanismo del voto, è precisamente questo, l’idea che si possano prendere iniziative senza essere coinvolti direttamente negli impegni e negli oneri che quell’iniziativa comporta.

Hai ereditato un edificio in disuso che però, per poterlo usare, richiede un radicale restauro: cosa fai? Potrebbe essere la tua occasione, ti è già venuto in mente qualche progetto che potresti avviare proprio ristrutturando quell’edificio: così ti metti in gioco, investi i tuoi risparmi, accendi un mutuo, etc. Oppure ti rendi conto che la tua situazione non è proprio rose e fiori e che faresti molto meglio ad evitare ulteriori indebitamenti ed anzi, vendere l’immobile proprio per ripagare almeno in parte tutti quei debiti che hai contratto in passato.

Se invece la domanda non riguarda te direttamente, ma un edificio pubblico, allora tutto si trasforma in una cosa frivola, in un sondaggio televisivo: ti piace così com’è quel palazzo o lo preferiresti completamente rinnovato?

Di quale conflitto di interessi parla Gino Strada?
Vi offro tre o quattro possibilità:

  • il pagamento a prestazione da chi gode della prestazione;
  • il pagamento a prestazione da un pagatore terzo, lo Stato;
  • il pagamento a prestazione tout court, che dovrebbe essere sostituito da:
    • pagamento forfettario
    • nessun pagamento

Andiamo a ritroso, perché è ovvio che l’ultima possibilità la vogliamo scartare, vero? E chi mai farebbe il medico gratuitamente? Come si procurerebbe da vivere per sé, per poter poi donarsi totalmente agli altri?

Anche il pagamento forfettario, però, non ha i giusti incentivi, affinché il medico offra un buon servizio: cosa lo dissuaderebbe dal vivacchiare a livelli minimi, ché tanto lo pagano lo stesso, e per lo stesso ammontare? Il pagamento a prestazione serve precisamente a quello, ad incentivare l’offerta di un servizio migliore, ad incentivare i medici a curare meglio, dal momento che in tal modo più gente li cercherà per essere curata. Perché stiamo parlando di casi del tutto generali, vero? Non si può mica pretendere che siano tutti generosi come Strada.

Proseguendo a ritroso, però, dobbiamo depennare anche la seconda opzione dall’alto: se a pagare non è la stessa persona che richiede la prestazione, si incentiva il sovracconsumo, si incentiva ad usufruire di servizi oltre le reali possibilità di affrontarne i costi, oltre a renderli del tutto arbitrari, quei costi, perché completamente disaccoppiati dal mercato.

Allora, di quale conflitto di interessi stavamo parlando?

Leggevo — ma perdendo presto traccia dei vari personaggi, dei loro ruoli e delle loro gesta — degli intrecci tra banche e politica, infidi e massonici, scoperchiati dalle ultime vicende di Montepaschi.
E pensavo ai luoghi comuni sulle banche cattive in quanto private (e i privati, si sa, sono tutti avidi egoisti) e sulle istanze di nazionalizzarle per portarle sotto il controllo statale (lo Stato, lui sì magnanimo benefattore).
E mi chiedevo se qualcuno mai avrebbe notato il paradosso, la contraddizione. Qualcuno fuori dai circoli libertari, intendo; qualcuno che abbia una qualche possibilità di essere ascoltato dalla gente comune.
Ebbene, sorpresa delle sorprese, ne parla nientemeno che — come dice hronirla casalinga di Voghera del web, il Mantellini: C’è ancora una speranza.
Ma non c’è da illudersi: nessuno si renderà conto che è proprio il meccanismo statale ad essere perverso, e tutti si limiteranno a lamentarsi di questo Stato, dell’Italia, della Terra dei Cachi.
In un senso molto diverso di speranza, la risposta è tuttavia la stessa: no, nessuna speranza.

I dieci giorni son passati:

El Parlament aprueba por 85 votos contra 41 la declaración soberanista

El PSC pide un Estado federal compatible con el derecho a decidir de los catalanes

Vedremo, fra una decina di giorni.

Di solito l’ultimo argomento a difesa della tassazione, quando tutti gli altri sono stati bruciati miseramente, è quello della redistribuzione.
Una foglia di fico molto piccola.
Qualche giorno fa è tornato a circolare un vecchio studio di Andrea Ichino e Daniele Terlizzese, via questo articolo del corriere, Se i poveri pagano l’università ai ricchi, che ritorna a girare ogni qualche mese (5/2011, 6/2011, 11/2011, 6/2012 e da ultimo noiseFromAmeriKa di tre mesi fa, che sembrerebbe uno studio indipendente da quello di Ichino-Terlizzese).
Se davvero a qualcuno stesse a cuore la questione della redistribuzione della ricchezza, procederebbe davvero ad una redistribuzione, versando a chi deve ricevere l’opportuna quota di denaro rubato raccolto con la tassazione da chi deve “donare”. Perché mai, se il tuo cruccio è alleviare la mia povertà, dovresti prendere i soldi da chi se li è guadagnati e… decidere che ho bisogno di una scuola, di un medico e un’autostrada? Forse se sono povero è perché sono malato e quei soldi, se proprio vuoi darmeli, io li spenderei tutti in medicine, non in istruzione e viaggi. Potrò decidere io come meglio alleviare la mia condizione di povertà?
Ecco, mi sbagliavo: l’ultimo argomento a difesa della tassazione non è la redistribuzione, ma è chi costruirà le strade?

Forse voleva essere provocatorio, anche se ai più sembrerà delirante, ma quest’ultima di Carletto Darwin:

[…] se è giusto pagare le tasse nel paese in cui si lavora, non è giusto anche sposarsi e avere i figli nel paese in cui si vive? E se questo per le coppie di gay non è possibile, non è elusione delle leggi farlo in un altro paese?

a me sembra, quantunque involontaria, una fantastica argomentazione a favore dell’evasione fiscale.

Fabristol torna su questa cosa del parallelo fra religione/ateismo da una parte e statalismo/anarchia dall’altra: Dawkins, Harris, gli “stateisti”, il libertarismo e la nostra moralità.
La prima volta che ne sentii parlare mi parve una colorita iperbole, ma più ci ripenso e più mi accorgo di quanto sia calzante, di quanto, davvero, le obiezioni più forti, le mie stesse iniziali obiezioni, non fossero altro che delle preconcette incapacità di pensare altrimenti, dei semplici “ma come altro si potrebbe allora…?”.

[…] la società viene prima dello stato, anarchia non significa caos ma semplicemente [as]senza [di ]governo, le leggi esistono anche senza uno stato, altruismo e compassione esistono non grazie allo stato ma nonostante lo stato […]

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