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I lettori del Corriere, le signore che svengono aggrappandosi al filo di perle e i capitani d’industria a cui salta il monocolo dallo spavento, hanno ragione: c’è tanta, tantissima droga!
[…]
[Ma c]iò che spaventa e fa arrabbiare non sembrano essere i cataloghi di droghe liberamente consultabili, o il fatto che chiunque possa acquistare ciò che desidera, ma che mentre decidi cosa vuoi, magari cambi idea e ci ripensi e svuoti il tuo carrello virtuale e nessuno ti prende a schiaffi finché quel cazzo di carrello non lo riempi di nuovo e vaffanculo non mi far perdere tempo. […] Li lascia sgomenti il non costringere la gente a vagare la notte intorno ai parchi più squallidi, in cerca di stereotipi razziali.
[…]
È una situazione che mi ricorda quello che avvenne nel 1999 con Napster. Il cambiamento fu così radicale, e la nuova esperienza così nettamente migliore rispetto a prima, che l’unica soluzione del sistema fu una violenta rappresaglia legale nei confronti dei creatori, chiudendo l’applicazione nel 2001, e poi contro i consumatori di MP3 con decine di migliaia di cause legali in tutto il mondo negli anni a seguire. Tutto completamente inutile.

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