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Category Archives: filosofia


(via: Quine’s Queue)

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Ne parla Sean Carroll in un suo recente post.
Non ha la forma di un manifesto di adesione ad una prospettiva Quineiana — nonostante il link alla pagina di wikipedia sulla tesi di Duhem-Quine: del resto la tesi sull’indeterminazione coglie solo una piccola parte delle tesi di Quine — e vuole appoggiarsi a del mero buon senso capace di andare oltre le concezioni più ingenue (fra cui però non teme di annoverare i popolarissimi Kuhn e Popper).
Ma almeno non commette passi falsi.

Mi corrucciavo, proprio nel post precedente, Nightmare scenario, su tutti i fronti, della fine della fisica che si sta delineando all’orizzonte, prendendo spunto dalle ultime news dall’astrofisica, quando compaiono in rete un burst di aggiornamenti da Kyoto sulle ultime da LHC: prima direttamente dal CERN Document Server, A Rare Sight, poi Jester su Resonaances, Higgs: what’s new, e Philip Gibbs su viXra log, Higgs at HCP2012.
Riassunto? Niente, niente, niente.

En passant, da Jester scopro questo blog di Matt Strassler, Of Particular Significance, ma non faccio in tempo ad iscrivermi ai feed che me lo ritrovo in questo post, Why Theories Don’t Go Into Hospitals, a perdere tempo, pur senza nominarli direttamente, dietro a concetti filosofici pieni di ragnatele quali verificazionismo, falsificazionismo ed experimentum crucis. Se solo avesse sentito parlare di Quine, lui, ma soprattutto il suo interlocutore…

A proposito di Quine e ragnatele filosofiche, ne sta parlando in questi giorni hronir, che sembra improvvisamente impazzito: non solo si è messo a pubblicare a raffica un post ogni due giorni che non gli era mai successo, ma fra questi post filosofici (ed economico-libertari su cui ultimamente si sta avvitando) ce ne ha piazzato addirittura uno math’n’physics old style!

As I’m fond of saying, if you want to find utopia, take a sharp right on money and a sharp left on sex and it’s straight ahead.

(via YouTube, hat tip: Fabristol, in un commento qui sotto…)

Chi non muore si rivede!
Càpito per caso su questo articolo per IlSole24Ore online, Qual è il tuo diritto preferito?: era una vita che non leggevo né sentivo nemmeno parlare di Armando Massarenti, più o meno da quando, ancora liceale, lo leggevo sull’inserto culturale Il domenicale del Sole24Ore cartaceo (quelli del Sole, nonostante la parentesi con Quintarelli, ancora non hanno capito la miopia del tenere chiusi i feed rss in una buia segreta sotterranea: avrei sottoscritto volentieri, memore dei tempi andati, le rubriche culturali, ma così sono illeggibili, tanto peggio per loro).
Mi piaciucchiava, il Massarenti, o almeno mi interessavano i temi che trattava.
Non so se sia sempre stato libertario, all’epoca ero ancora del tutto ignara di questo mondo per riuscire a cogliere eventuali indizi indiretti.
Mi fa piacere scoprirlo “da questa parte della barricata”.

Non conoscevo la McCloskey, me ne sono imbattuta per la prima volta in questo post de La teiera, “Why, Ahimè, the Usual Economics Cannot Explain the Industrial Revolution”, in cui hronir si è messo a fare il troll nei commenti.
Probabilmente me ne sarei dimenticata presto se non fosse uscito, proprio qualche giorno fa, questo Mises Daily, The Hermeneutical Invasion, in cui ripropongono un divertente pezzo di Rothbard (che aveva pubblicato sulla sua rivista, The Review of Austrian Economics, nel 1989, adattamento di un articolo che aveva inviato ad una conferenza un paio di anni prima).
Mi sono ritrovata in un pindarico viaggio fra molti di quella banda di filosofi che hronir avrebbe etichettato (genericamente, impropriamente, offensivamente) con l’espressione “idealisti tedeschi”, che Rothbard, non senza qualche analogia, etichetta invece con l’espressione “ermeneutici”, a voler cogliere entrambi, io credo, quel loro uso così, come dire, disinvolto, del linguaggio.
Una lettura gustosa, che si conclude proprio con qualche parola sul (allora era ancora Donald e non Deirdre) McCloskey, che Rothbard vede, pur concedendogli qualche simpatia, come portavoce, anche in economia, di questi… come possiamo chiamarli senza offenderli, romantici? continentali?

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