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Leggevo — ma perdendo presto traccia dei vari personaggi, dei loro ruoli e delle loro gesta — degli intrecci tra banche e politica, infidi e massonici, scoperchiati dalle ultime vicende di Montepaschi.
E pensavo ai luoghi comuni sulle banche cattive in quanto private (e i privati, si sa, sono tutti avidi egoisti) e sulle istanze di nazionalizzarle per portarle sotto il controllo statale (lo Stato, lui sì magnanimo benefattore).
E mi chiedevo se qualcuno mai avrebbe notato il paradosso, la contraddizione. Qualcuno fuori dai circoli libertari, intendo; qualcuno che abbia una qualche possibilità di essere ascoltato dalla gente comune.
Ebbene, sorpresa delle sorprese, ne parla nientemeno che — come dice hronirla casalinga di Voghera del web, il Mantellini: C’è ancora una speranza.
Ma non c’è da illudersi: nessuno si renderà conto che è proprio il meccanismo statale ad essere perverso, e tutti si limiteranno a lamentarsi di questo Stato, dell’Italia, della Terra dei Cachi.
In un senso molto diverso di speranza, la risposta è tuttavia la stessa: no, nessuna speranza.

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