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Uno struggente post in Memoria dello spazio, La stella di Barnard e la solitudine cosmica, su una delle stelle note a noi più vicina, sui suoi fantomatici pianeti, ma soprattutto sull’epica missione spaziale che l’avrebbe dovuta raggiungere, Daedalus, sciagurato emblema della nostra straziante solitudine, se non eterna certamente lunga ancora molte e molte generazioni: risorse indicibili per permettere a un’astronave spropositata di accelerare fino a un ottavo della velocità della luce, e ciò nonostante dover aspettare una cinquantina di anni prima di arrivare a destinazione, senza alcun equipaggio umano a bordo, verso una destinazione la cui unica attrattiva è il suo essere vicina, e niente altro.

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